lunedì 16 dicembre 2013

I maestri cantori (Rai Radio3): Benjamin Britten

"L'importanza di chiamarsi Benjamin"
La vita di Benjamin Britten, in quattro puntate, raccontata da Alessandro Macchia su Rai Radio 3
30-31 dicembre, ore 13.00-13.44
2-3 gennaio, ore 13.00-13.44

Puntata n. 1
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Puntata n. 2
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Puntata n. 3
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Puntata n. 4
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domenica 24 novembre 2013

A. Macchia, "Benjamin Britten", L'Epos, Palermo 2013

Massimo Romano Bernardini 
(Giornalista televisivo RAI: Tv Talk - Il tempo e la storia)

"Se vi ha contagiato la Britten-mania, questo è "il" libro!"

sabato 23 novembre 2013

A. Macchia, "Benjamin Britten", L'Epos, Palermo 2013

Alberto Batisti 
(Direttore Artistico della Sagra Musicale Umbra)

"Il miglior libro su Britten che sia mai uscito. Regno Unito compreso. Lettura piacevolissima, documentatissima, profonda e sempre collocata con maestria nel contesto storico e culturale. Un evento per la musicologia italiana. C'è solo da imparare. Un modello."

sabato 22 giugno 2013

A. Macchia, "Benjamin Britten", L'Epos, Palermo 2013

Paolo Terni
(Rai Radio3: Qui comincia, 4 giugno 2013)

"...Vorrei segnalarvi un lavoro bellissimo… è raro che nell’ambito musicologico italiano si veda pubblicato un testo così compiuto, così importante, anche così divertente… Parlo della monografia immensa di Alessandro Macchia su Benjamin Britten per le edizioni L’Epos… Sono parecchie pagine, dove la figura di Britten è trattata compiutamente all’interno della civiltà che ha rappresentato e nella quale si è mosso… Basti citare l’epigrafe, da The Second Coming, uno dei testi più belli di William Butler Yeats, al cui interno c’è quel verso meraviglioso: «The ceremony of innocence is drowned / Surely some revelation is at end». Le prime righe del libro sono un’evocazione meravigliosa: «Nel Regno Unito il ventennio che precorre la Grande Guerra è detto “The Golden Age of Cricket”. Più che di anni gloriosi la memoria è blandita dal miraggio di una stagione immacolata, di un paesaggio preindustriale…»"

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sabato 1 giugno 2013

Svincolato dalle strettoie delle avanguardie

di Carlo Migliaccio
L’Indice dei Libri (Giugno 2013)

Nell’anno delle celebrazioni verdiane e wagneriane, potrebbe rischiare di rimanere in ombra l’anniversario di quello che può essere considerato il più grande compositore inglese del Novecento: Benjamin Britten, nato il 22 novembre 1913 e morto nel 1976. Il destino di essere venuto alla luce in un anno ingombro di ricorrenze e in un secolo refrattario al suo stile, ingiustamente ritenuto conservatore, si associa a quello di appartenere a una nazione priva di solide tradizioni musicali, se messe a confronto con quelle di Italia, Francia e Germania. Eppure del compositore di Lowestoft gli inglesi sono molto orgogliosi, per essersi potuti finalmente effigiare di un operista nazionale di calibro non inferiore a quello di Purcell; inoltre il suo valore va anche al di là dei confini inglesi, essendo a tutt’oggi considerato un modello per quelle generazioni di musicisti che negli ultimi decenni si son voluti svincolare dalle strettoie delle avanguardie, approdando a esiti tuttora in progress, come il minimalismo, la nuova semplicità, il neoromanticismo.

domenica 5 maggio 2013

La condizione umana su spartito inglese

di Guido Barbieri
il Manifesto (5 maggio 2013)

L’oro e il piombo. Il british idyll che accarezza l’Inghilterra felix al tramonto dell’epoca vittoriana e la nuvolaglia ferrosa che si addensa sui cieli di Londra negli anni della Grande Guerra. Il grande inganno perpetrato dalla pax britannica di Edoardo VII (sinistramente soprannominato the peace maker) e la cruda realpolitik della Triplice Intesa che fa sprofondare il Regno Unito nel primo conflitto intra moenia dall’inizio della sua apoteosi coloniale. È una nazione che cammina pericolosamente sull’orlo di un abisso (pur senza abbandonarsi ai fasti viennesi della danza…) quella che accoglie, il 22 novembre 1913, la nascita di Benjamin Britten, uno dei suoi figli non a caso più lacerati, dimidiati, contraddetti e contraddittori. Una fatherland crudele che trasmette il proprio codice genetico alla più mite e candida delle sue creature, obbligandola a ricapitolare nella sua ontogenesi individuale la propria storica, e non certo innocente, filogenesi collettiva.

giovedì 25 aprile 2013

Il tredicenne Benjamin

di Quirino Principe
Il Sole24ore (21 aprile 2013)

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-04-21/tredicenne-benjamin-082258.shtml?uuid=AbrhpApH

Come ci sa raccontare, con graduale suspense e insinuante grazia, Alessandro Macchia, nel giugno 1947, a trentaquattro anni d’età (era nato a Lowestoft nel Suffolk, sabato 22 novembre 1913), Benjamin Britten «acquistò a Aldeburgh il Crag House, una casa di due piani prospiciente il mare. Vi si stabilì a settembre, e per un decennio le pareti rosa di questo edificio risalente alla Grande Guerra divennero il quartier generale del più anomalo dei festival musicali inglesi».

mercoledì 24 aprile 2013

Benjamin Britten, il genio versatile di un avventuriero del suono

di Enrico Raggi
Giornale di Brescia (21 aprile 2013)

«Sette anni di lavoro. Il difficile bilanciamento di biografia e analisi delle opere. E come ulteriore risultato, un forte cambiamento personale nel modo di guardare alla vita e nel modo di comportarmi nella ricerca. Tutto ciò, perché ogni biografia che voglia dirsi tale incide sulla personalità e sulla Weltanschauung del biografo: scrivere una biografia è un modo di rapportarsi a un altro uomo, una maniera di dialogare con lui e la sua opera».

lunedì 1 aprile 2013

A. Macchia, "Benjamin Britten", L'Epos, Palermo 2013

Francesco Antonioni
(Radio3Suite: Lezioni di musica, 20 marzo 2013):

"...scorrendo le pagine di Alessandro Macchia si nota una prospettiva del tutto italiana nel trattare la vita e l'opera di Benjamin Britten: il libro è scritto con una prosa che è degna figlia della letteratura italiana, non diciamo della letteratura saggistica, ma proprio dei romanzi, secondo la capacità che ha avuto la letteratura italiana di raccontare storie..."


venerdì 1 marzo 2013

A. Macchia, Benjamin Britten, L'Epos, Palermo 2013



La prima monografia italiana su Benjamin Britten (1913-1976) adempie la predizione di Rostropovič: «Io vi giuro che verrà il tempo di Britten». In occasione del centenario della nascita il libro celebra non soltanto il maggiore compositore inglese, ma uno dei più rappresentativi di tutto il ventesimo secolo. Esaminandone la produzione un titolo dopo l’altro, al passo dei dettagliati accadimenti biografici, l’autore svela inosservate attitudini sperimentalistiche e sovverte definitivamente l’immagine del tradizionalista talentuoso. L’inarrivabile pianista e l’audace imprenditore culturale, il protagonista del movimento documentaristico britannico e l’araldo di un secondo Avvento concorrono a determinare l’identità di un artista capace di combinare in una personalissima sintesi le molteplici espressioni dell’articolata civiltà inglese dei suoi anni. La rivelazione dell’occulto e assiduo dialogo con la poesia e la dottrina esoterica di Yeats, l’analisi dei nessi fra l’antimilitarismo e la tipologia della formazione religiosa, l’indagine dei legami con il contemporaneo poetic drama costituiscono una lettura alternativa all’esegesi anglosassone corrente. Con eleganza e delicatezza sono altresí affrontate le problematiche inerenti all’omosessualità e al chiacchierato rapporto con i bambini. A corredo del volume è il catalogo completo delle opere.