sabato 22 giugno 2013

A. Macchia, "Benjamin Britten", L'Epos, Palermo 2013

Paolo Terni
(Rai Radio3: Qui comincia, 4 giugno 2013)

"...Vorrei segnalarvi un lavoro bellissimo… è raro che nell’ambito musicologico italiano si veda pubblicato un testo così compiuto, così importante, anche così divertente… Parlo della monografia immensa di Alessandro Macchia su Benjamin Britten per le edizioni L’Epos… Sono parecchie pagine, dove la figura di Britten è trattata compiutamente all’interno della civiltà che ha rappresentato e nella quale si è mosso… Basti citare l’epigrafe, da The Second Coming, uno dei testi più belli di William Butler Yeats, al cui interno c’è quel verso meraviglioso: «The ceremony of innocence is drowned / Surely some revelation is at end». Le prime righe del libro sono un’evocazione meravigliosa: «Nel Regno Unito il ventennio che precorre la Grande Guerra è detto “The Golden Age of Cricket”. Più che di anni gloriosi la memoria è blandita dal miraggio di una stagione immacolata, di un paesaggio preindustriale…»"

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sabato 1 giugno 2013

Svincolato dalle strettoie delle avanguardie

di Carlo Migliaccio
L’Indice dei Libri (Giugno 2013)

Nell’anno delle celebrazioni verdiane e wagneriane, potrebbe rischiare di rimanere in ombra l’anniversario di quello che può essere considerato il più grande compositore inglese del Novecento: Benjamin Britten, nato il 22 novembre 1913 e morto nel 1976. Il destino di essere venuto alla luce in un anno ingombro di ricorrenze e in un secolo refrattario al suo stile, ingiustamente ritenuto conservatore, si associa a quello di appartenere a una nazione priva di solide tradizioni musicali, se messe a confronto con quelle di Italia, Francia e Germania. Eppure del compositore di Lowestoft gli inglesi sono molto orgogliosi, per essersi potuti finalmente effigiare di un operista nazionale di calibro non inferiore a quello di Purcell; inoltre il suo valore va anche al di là dei confini inglesi, essendo a tutt’oggi considerato un modello per quelle generazioni di musicisti che negli ultimi decenni si son voluti svincolare dalle strettoie delle avanguardie, approdando a esiti tuttora in progress, come il minimalismo, la nuova semplicità, il neoromanticismo.