Libri





Benjamin Britten, L'Epos, Palermo 2013, pp. 468 (48,30 euro)

La prima monografia italiana su Benjamin Britten (1913-1976) adempie la predizione di Rostropovic: "Io vi giuro che verrà il tempo di Britten". In occasione del centenario della nascita il libro celebra non soltanto il maggiore compositore inglese, ma uno dei più rappreentativi di tutto il ventesimo secolo. Esaminandone la produzione un titolo dopo l’altro, al passo dei dettagliati accadimenti biografici, l’autore svela inosservate attitudini sperimentalistiche e sovverte definitivamente l’immagine del tradizionalista talentuoso. L’inarrivabile pianista e l’audace imprenditore culturale, il protagonista del movimento documentaristico britannico e l’araldo di un secondo Avvento concorrono a determinare l’identità di un artista capace di combinare in una personalissima sintesi le molteplici espressioni dell’articolata civiltà inglese dei suoi anni. La rivelazione dell’occulto e assiduo dialogo con la poesia e la dottrina esoterica di Yeats, l’analisi dei nessi fra l’antimilitarismo e la tipologia della formazione religiosa, l’indagine dei legami con il contemporaneo poetic drama costituiscono una lettura alternativa all’esegesi anglosassone corrente. Con eleganza e delicatezza sono altresí affrontate le problematiche inerenti all’omosessualità e al chiacchierato rapporto con i bambini. A corredo del volume è il catalogo completo delle opere.










Tombeaux. Epicedi per le Grandi Guerre 
Accademia di Nazionale di Santa Cecilia/Ricordi, Roma/Milano 2005, pp. 296 (26,00 euro)

La musica come memoria dei due più sanguinosi conflitti del ventesimo secolo. Ma esiste un canone alto di composizioni musicali scritte per commemorare questi eventi bellici? Tombeaux risponde mettendo sui piatti della bilancia la chimera dell'eroismo e il carico del dolore nella guerra moderna. Il War Requiem di Benjamin Britten incombe per tutto il libro, ma ai suoi piedi prende lentamente forma il cospetto di composizioni che ne annunciavano l'avvento: tessere di puzzle sparpagliate, se non dalla furia del tempo, dallo sgomento di dover altrimenti riconoscere il nesso senza tempo di guerra e lutto. Ravvisando nel pianto il tema che accomuna voci musicali disperse ai quattro angoli della vecchia Europa scossa da un trentennio di violenza (1914-1945), l'autore di questo libro varca con disinvoltura i mobili confini delle trincee e dei trinceramenti culturali, e illumina inattese convergenze espressive. Il racconto di quella storia di miseria umana e di riscatto intellettuale avanza lungo il progressivo e parallelo affermarsi, in cinquant'anni di musica, dei versi di Wilfred Owen e di Walt Whitman; ma intorno a questi due filoni dominanti si leva il canto di altri poeti e compositori più o meno noti, capaci di attestare in "campi più freschi delle Fiandre" (Owen) il ricordo di musici-soldati caduti in battaglia nonché degli inquietanti spettri di tutte le anonime vittime della guerra.







Su un sonetto
di Anna Paola Montinaro

Cerco versi e rime in continuazione
avvolta in un bel tramonto cobalto,
alla fantasia imploro un gran salto
perché rapida cali la tensione.
Ancor soffocata dall’oppressione,
scribacchio sullo specchio con lo smalto.
Come nube il torpore vola in alto.
Passan le ore, passa la visione,
lo sguardo penetra per la finestra,
osservo stancamente l’orizzonte
mutar colore qual camaleonte,
l’ispirazione rapida si desta,
un usignolo cantante è la fonte,
 di rime e versi ho costruito un ponte.